Gli avvenimenti degli ultimi mesi nei Paesi arabi del Mediterraneo, “manifestano il desiderio di un avvenire migliore nell’ambito dell’economia, della giustizia, della libertà e della partecipazione alla vita pubblica”: è quanto sottolinea Benedetto XVI nel discorso all’ambasciatore di Siria Hussam Edin Aaala. Questi eventi, soggiunge, “mostrano anche l’urgente necessità di autentiche riforme nella vita politica, economica e sociale”. Al tempo stesso, osserva il Papa, “è altamente auspicabile che queste evoluzioni non si realizzino in termini di intolleranza, discriminazione o conflitto e ancora meno con la violenza”. Piuttosto, è il suo monito, devono svolgersi “nel rispetto assoluto della verità, della coesistenza, dei diritti legittimi delle persone e delle collettività”, all’insegna della “riconciliazione”. Sono questi principi, è l’esortazione del Pontefice, “che devono guidare le autorità, tenendo conto tanto delle aspirazioni della società civile quanto delle pressioni internazionali”.
Al tempo stesso, avverte il Papa guardando alla situazione nel Medio Oriente, “va trovata una soluzione globale per far progredire la pace nella regione”. Questa soluzione, sottolinea, deve essere “il frutto di un compromesso” tra le parti e “non di una scelta unilaterale imposta con la forza”, che “non risolve nulla”. E rimarca l’insufficienza delle “soluzioni parziali e unilaterali”. Coscienti delle “sofferenze di tutte le popolazioni” del Medio Oriente, avverte il Papa, “bisogna procedere con un approccio deliberatamente globale che non esclude alcuno nella ricerca di una soluzione negoziata che tenga conto delle aspirazioni e degli interessi legittimi dei diversi popoli”.
Il Papa non ha poi mancato di sottolineare il ruolo positivo dei cristiani nella società siriana come anche le armoniose relazioni tra cristiani e musulmani nel Paese, ribadendo che “la via dell’unità e della stabilità di ogni nazione passa dal riconoscimento della dignità inalienabile di ogni persona umana”. Di qui il richiamo a privilegiare il bene comune, lasciando da parte “gli interessi personali e di parte”. Il dialogo, l’ascolto e la collaborazione, ribadisce il Pontefice, devono essere riconosciuti come la via di confronto fra le diverse componenti della società. Infine, ha ringraziato il popolo siriano per aver accolto, in questi anni, i tanti rifugiati cristiani provenienti dall’Iraq.
All’ambasciatore della Moldova, Stefan Gorda, il Papa sottolinea che il legittimo desiderio di questo Paese di entrare nell’Unione Europea non può che avvenire nel rispetto della sua identità culturale fondata sui valori cristiani: in questo senso la Moldova – afferma – “può aiutare con coraggio l’Unione Europea a riscoprire ciò che essa non vuole più vedere o addirittura nega”. Benedetto XVI osserva poi che per superare le problematiche economiche il Paese è chiamato a rispettare gli interessi della sovranità nazionale guardando al benessere di tutte le componenti sociali e non solo di alcune a detrimento di altre. Infine, plaude alla collaborazione tra la Chiesa ortodossa e la piccola comunità cattolica, unite nel promuovere i valori religiosi contro il materialismo e il relativismo.
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